Conversational UX Designer: che cos’è e a cosa serve

La tecnologia ha reso possibile la nascita di nuove figure professionali che, con il tempo, sono sempre più indispensabili per le aziende. Tra queste, è sorto il mestiere di conversational UX Designer, il quale sta assumendo un ruolo fondamentale nell’economia delle imprese. In particolare, per coloro che si affacciano nel mondo del web.

O, comunque, vogliono espandere i propri confini anche on line. Ai più, questa figura professionale potrebbe non dire nulla ma, analizzandola con attenzione, si può percepire la sua importanza. 

Che cos’è il conversational UX Designer

Il conversational UX Designer è colui che si occupa, a conti fatti, di rendere ‘perfetta’ uno scambio di opinioni, di chat tra un’azienda e l’utente. In sostanza, ha l’obiettivo di creare una sorta di interfaccia quanto più gradevole all’utente che vuole contattare quel portale.

Sembra banale, ma il suo lavoro è ricco di dettagli e di aspetti su cui tenere la massima importanza. Ad esempio, oltre ovviamente a gestire al meglio il mix di colori, deve effettuare dei test per valutare l’user experience di quella determinata sezione, in modo da far perdere meno tempo possibile alla persona.

Senza dimenticare, inoltre, la gestione nel migliore dei modi possibili del comando vocale: sempre più utenti, infatti, piuttosto che scrivere preferiscono parlare e dire a voce qual è il loro problema. Per non parlare, poi, della gestione della interazione e dell’audio.

Tutto qua? No, perché per arrivare a questi risultati c’è bisogno di un monitoraggio continuo. Quindi, il conversational UX Designer ha il compito anche di tracciare l’attività degli utenti valutando, nel complesso, la loro soddisfazione una volta che si sono interfacciati, magari, con l’assistenza di un portale. È un anello di congiunzione fondamentale tra i programmatori, gli sviluppatori, i grafici, i copywriter, il customer care per rendere il più soddisfacente possibile l’esperienza utente. Il mezzo per arrivare a ciò? Anche se si usano bot, far sì che la conversazione sia umana.

A cosa serve il conversational UX Designer

Il conversational UX Designer si inserisce all’interno delle nuove dinamiche che oggi compongono un sito web poiché serve prima di tutto per creare una piattaforma che soddisfi al 100% gli utenti e permettere, così, un risparmio da parte dell’azienda.

Se l’e-commerce o un sito vetrine volesse automatizzare il processo di customer care lo dovrebbe fare sempre mettendo al primo posto la bellezza e l’esigenza dell’utente. Perché se la persona si accorge che sta parlando con un robot potrebbe infastidirsi e, perché no, anche rivolgersi alla concorrenza.

Il Conversation UX Designer utilizza i linguaggi di programmazione e il Machine Learning per creare chatbot e software che simulano le conversazioni umane, conducono le persone verso la risoluzione di un problema e/o il compimento di un’azione specifica.

Per rendere, quindi, umana una conversazione anche se magari a conti fatti non lo è, prima di tutto deve analizzare tutte le conversazioni tipo che avvengono, inclusi il modo di scrivere e le richieste degli utenti. In questo modo può creare una sorta di pattern utile ai fini del suo lavoro.

Inoltre, dovrà occuparsi di rendere il più veloce possibile le conversazioni – senza essere superficiali – provando a indirizzare l’utente nella classica sezione FAQ. E, ovviamente, il tutto dovrà essere fatto sempre utilizzando un linguaggio consono all’azienda.

Ma, a proposito di linguaggi, adesso è il turno di capire quali sono le competenze specifiche che dovrebbe avere chi vuole occupare questo ruolo.

Quali competenze deve avere questa figura

Nuove figure professionali per nuove competenze. O, quantomeno, competenze più specifiche. Questo è, in sintesi, il processo di formazione che deve avere il conversational UX Designer. Dato per scontato la conoscenza dei linguaggi HTML e CSS3, dovrà essere anche esperto di intelligenza artificiale e anche capirne di sociologia e psicologia.

Infatti, il suo compito è anche quello di entrare nel ‘cervello’ delle persone per poterle indirizzare dove è più comodo per l’azienda. A ciò, va affiancato l’utilizzo di strumenti che riguardano il monitoraggio di tutto ciò che avviene on line e, seppur andrebbe bene in maniera meno approfondita, anche avere una certa dimestichezza con le piattaforme di marketing automatico.

Chiude il cerchio anche il conoscere le base del copywriting, oggi imprescindibile per chiunque voglia lavorare sul web.